Visualizzazione post con etichetta iolanda la carrubba. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta iolanda la carrubba. Mostra tutti i post

sabato 1 marzo 2014

(Esca) Gemellaggio: Nettuno "PhotoFestival" 2014

Nettuno Photo Festival: al via il concorso di fotografia 2014


In attesa di conoscere e farvi conoscere nei prossimi mesi il contenuto della quarta edizione del PhotoFestival "Attraverso le Pieghe del Tempo", organizzato dall'Associazione Culturale Occhio dell'arte, che si svolgera' dal 19 al 31 agosto nella citta' di Nettuno, EscaMontage, media partner dell'evento, vi invita a cliccare sul sito della manifestazione e leggere il regolamento del concorso per fotografia aperto anche quest'anno ai creativi di tutt'Italia.

Sono aperte infatti le selezioni nazionali per scegliere i soli 40 autori della Photogem Exhibition 2014!

Tra le importanti novita' di quest'anno: tutte le opere in esposizione a Nettuno saranno poi  prescelte per essere esposte nel mese di Maggio 2015 presso il noto Festival FOTOARTE a Taranto, mentre le prime tre classificate a Nettuno saranno esposte nel mese di Luglio 2015 durante il Bracciano LAGOFILMFEST 2014, curato da Escamontage Associazione Culturale no-profit - per la direzione artistica di Iolanda La Carrubba e Sarah Panatta (EscaMontage blog & web tv).

  

Catalogo PDF del PhotoFestival "Attraverso le Pieghe del Tempo" 2013 

sabato 1 febbraio 2014

(Esca) Recensione: Massimo Pacetti e Amedeo Morrone

Immagini. Anime nomadi

Le poesi-canzoni di Amedeo Morrone e Massimo Pacetti

di Sarah Panatta


                                          foto di Iolanda La Carrubba
 
Siamo pidocchi su aliti di vento. Viaggiatori inconsci sui solchi del dolore e del rigetto. Pellegrini sulle dune impervie di un'esistenza mai pacifica. Siamo cocci aguzzi di una bottiglia condivisa ai bordi del marciapiede non visto. Siamo coscienze ottuse e valichi nella nebbia. Siamo cristalli spezzati, luci rifratte nel battito di un tempo che non possiamo conoscere fino in fondo.
 
Massimo Pacetti, poeta e scrittore caustico e sottile, debordante e voluttuoso, prolifico come batterio invisibile e tenace. Amedeo Morrone, cantautore imprendibile, morbido eppure mai nostalgico, acuto e mai emulativo, rabbioso ma non invasivo, anzi paziente tessitore di melodie migranti, fuggiasche, romantiche e rock.
 
Presentato in anteprima il 15 dicembre scorso presso il Ruha Action di Alberto Di Giglio, Immagini,  cd di poesi-canzoni, è firmato da Amedeo Morrone (musiche) e Massimo Pacetti (testi).
Da un'idea originale di Iolanda La Carrubba, le poesi-canzoni sono materia sensoriale prensile, porosa, esperimenti per un'interazione tra sillabe, parole, sonorità vocaliche, accordi musicali, per dare spazio all'immaginazione che dilaga rispetto alla sua forma-contenuto, travolgendola e facendone un ibrido ogni volta altro, empatico e pronto, a condivider-si. La poesi-canzone cerca nuove sponde per l'Ego poetico, liberandone la posa estetica lineare nella dimensione liquida e anarchica della musica.
 
L'arrangiamento poliedrico del cantautore Amedeo Morrone guida, nell'incantesimo mai utopico, anzi ironico delle sue partiture, e racconta in Immagini i versi assolutamente congeniali di Massimo Pacetti.

 
Nomadi i ricordi in amplesso dialogico con i versi, urlano, gemono, carezzano, sognano, amano, si muovono, giocano. L’esperienza totale della musica, come ventre materno non possessivo ma fertile, incorona le parole. Se poesia è musica, i versi sanno trasformarsi  in Immagini, in flusso d’emozione sentita, intima, ma generosamente mostrata.
In circolo  si fanno osmotici i simboli dell'acqua, del fuoco, della terra. i toni della pelle di stranieri che si sfiorano e non si ignorano. Gli intrecci pericolosi delle relazioni umane. Gli sguardi evitati o penetrati tra identità solo apparentemente incompatibili. Massimo come Amedeo esplorano l'esistere come transito senza redenzioni, tuttavia resistente, eclettico, avido, acceso.
 
Sono testi e note di luce sullo sfascio della tragedia, sull'impulso crudo della memoria personale, sul ritratto feroce di una società stanca e ipocrita. Sono testi e note che si abbracciano brillanti, che irraggiano il quotidiano, godendo dello spiraglio di sole invernale in ogni gesto del vivere.
 
Colori ancestrali e spazi di riconquista oltre umana. Le poesi-canzone di Amedeo Morrone trovano e sposano con la saggezza della strada attraversata "insieme" le parole di Massimo Pacetti. Nella loro festosa, lacerante, affascinata e seduttiva presenza. Opera palpabile e insieme spirituale, cammino pop, folk, ballata ironica, contro tempo funambolico, corda rock intrisa di swing lento e improvvisamente sincopato, ritmicamente selvatico eppure dolcissimo. Agra meraviglia dell’esistere, le opere in musica di Amedeo Morrone traspongono questa volta le intense poesie di Massimo Pacetti in un viaggio nel contemporaneo che desta e fa danzare, in discordi armonie i cinque sensi e spalanca perennemente le “porte” dell’immaginario, perché restino aperte.

 

La visione musicale del mondo, il mondo musicabile, tra fantasia e realtà oltre lo “specchio”.

martedì 26 novembre 2013

(ESCA)Short - itine(Rari) per buongustai:


Non è detto che cibo debba essere associato primariamente al gusto, ciò che si ingerisce è coscienza, salute, nutrimento, sapore certo, il sapore della vita. Il filosofo Feuerbach asseriva “Noi siamo quello che mangiamo”, dunque prima di compiacere il volere dello stomaco, dovrebbe instillarsi l’intelligenza di comprendere cosa sia il cibo. Legato a questo argomento esistono intolleranze ed allergie gravi come la celiachia, l’allergia al nickel e così via. Il metabolismo deve essere tutelato dall’assunzione di piccole o grandi quantità di veleni, nella categoria dei veleni fanno parte, conservanti alimentari, edulcoranti chimici, lieviti, farine di scarto etc.  

A Roma vige una regola non scritta, chiudere un occhio, o meglio foderarseli di prosciutto e tacere di fronte l’assenza di genuinità e vice-versa, dimenticare di fare i complimenti allo chef nel caso ci si trovi in luogo consacrato al cibo.

Ultimamente ho personalmente avuto il dis-piacere di “nutrirmi” per così definire l’atto aerobico delle mascelle, in luoghi che si autodefiniscono ristoranti. La parola chiave per un buon ristorante è Qualità, qualità del servizio, qualità del prodotto, qualità del cibo. I luoghi che ritengo abbiano l’assenza della parola chiave sono i seguenti, ma voglio premettere che non sono uno chef, ma un semplice cliente, per tanto non sono in grado di assegnare stelle, vorrei tuttavia simboleggiare la Qualità regalando o togliendo fiori.

 

Di seguito l’elenco:

 

Ristorante Scarpone, via San Pancrazio Roma: il servizio lento e scortese, le stoviglie logore, scarsa per non dire, assente la qualità dei prodotti. Anche se il forno a legna è visibile ai commensali, la pizza, che in una tavolata di 15 persone arriva con intervalli di tempo di circa 20 minuti l’una dall’altra, ha una consistenza povera, all’assaggio sembra di mangiare pancarrè, le verdure grigliate sono acquose, prime di sapore. Il conto eccessivo. Muovendo critiche al proprietario, lo stesso ha un atteggiamento scortese.

Ultima visita maggio 2012  - FIORI: 0

 

Ristorante Pizzeria Panattoni, Ai marmi, viale Trastevere Roma: Vale l’attesa per sedersi, l’aroma di buon cibo invade la strada, il servizio è rapido attento ad ogni dettaglio, gli ingredienti sono genuini, gustosi. La pizza è una gioia per i sensi, né troppo sottile, né troppo alta, cottura perfetta. I supplì hanno una impanatura di chicchi di riso e sono veramente eccezionali. La cortesia del personale rende il tutto un clima conviviale e allo stesso tempo professionale.

Ultima visita Settembre 2013 – FIORI: 4 

 

Ristorante La fantasia, Ardea: Il servizio lento, assenza del menù sostituito dalla cameriera che a voce elenca qualche ricetta. Le stoviglie discrete, le pietanze arrivano ad intervalli brevi ma senza rispettare assolutamente l’ordinazione, la vitella non è vitella, i pachino sostituiti da san marzano in barattolo, peggio ancora le uova sode contenute nella pizza capricciosa, sono vecchie, dal tuorlo verde e maleodorante. L’impasto della pizza è secco come fosse una fetta biscottata vecchia, sicuramente si tratta di impasto congelato.

Ultima visita ottobre 2013 – FIORI:0

 

Ristorante Pizzeria Il vignola, via vignola Roma : Il servizio rapido allegro, il menù semplice ben leggibile, i prezzi discreti. La pizza è estremamente sottile e poco cotta al centro e carbonizzata ai lati, le salsicce insipide come carne macinata di scarsa qualità, le patate di contorno, vecchie stoppacciose e dal sapore sgradevole. Dopo aver mosso qualche osservazione ai camerieri da allegri sono diventati saccenti e sgarbati. Dal conto sono state levate le pizze criticate.

Ultima visita ottobre 2013 – FIORI: 1

 

sabato 2 novembre 2013

(esca)recensione - La fame vien guardando: Fantasmi a Roma


La fame vien guardando Fantasmi a Roma

di Iolanda La Carrubba

Vera commedia della firma italiana Antonio Pietrangeli, è più di un film, è un’esperienza sensoriale, tattile, percettiva. Il cast contempla profondamente la stupenda interpretazione dei suoi protagonisti, nomi indelebili .

 
 

Epoche che si trovano e si raccontano attraverso lo sguardo nostalgico di fantasmi, i veri protagonisti della storia. Il vecchio principe magistralmente interpretato da Eduardo De Filippo, è strettamente legato al palazzo ormai in decadimento, vi è affezionato proprio grazie alla coabitazione con i suoi avi, presenti in spirito. Anche il pappagallo Pasqualino è ormai solo un soprammobile impagliato nonostante -Er sor principe-, continui a nutrirlo di delicati complimenti con malinconico affetto.

Ritmi e tempi scenici costruiscono e garantiscono una fitta trama, disinvolta e colta che riesce a denunciare sarcasticamente gli abusi edilizi che sono stati e sono piaga cancerogena del bel paese a forma di stivale. Infatti il coinvolgimento emotivo di (Eduardo) per i vecchi mattoni spaccati, per le crepe sui muri e l’antico scaldabagno, lo condurranno ad una dipartita cruenta, a causa della quale egli, non potrà più difendere il palazzo dalle avide mani di ricchi costruttori.

Con la morte del principe subentra il suo unico erede un giovane aitante, altro alter-ego del magnifico Marcello Mastroianni –Federico Di Roviano- che guarnito di bella macchina e soubrette  “arraffatrice” , si troverà ad accattare ingordo, una misera somma per la vendita del palazzo di famiglia.
 


I fantasmi comprendono da subito il pericolo che li sta minacciando, decidono di seguire ad ogni passo l’erede, pur di comprendere appieno la gravità della situazione. Entrano nel nightclub dove lavora la fidanzata di (Mastroianni), curioso ed interessante questo momento di grande intelligenza cinematografica. Il night-club, i travestiti, i piatti di nouvelle cusine, i nuovi balli provenienti dall’America e via-via intrecci di epoche talmente ben costruiti, che quasi sembra di vivere un varco spazio-temporale che solo Albert Einstein sarebbe stato in grado di concepire.

A questo punto, i fantasmi suoi veri proprietari, decidono di mettere in atto un piano formidabile, far affrescare il soffitto da Giovan Battista Villari interpretato da Vittorio Gasman. Esilarante ora l’ingresso di questo nuovo componente familiare, forte e maschilista, burbero e geniale che in una sola notte riuscirà in un muro “senza nessun tipo di malta ne secca ne grassa, con chiodi e buchi nell’intonaco” a realizzare un affresco grandioso; Venere sedotta da Giove.

Per non far insabbiare la scoperta del “falso” affresco, i fantasmi decidono  di contattare telefonicamente diversi giornali, arduo sarà il compito di (Mastroianni fantasma) che –dall’al di là- dovrà gridare pur di riuscire ad essere udito dai viventi. Gustosa e comica la scena di lui sdraiato sulla scrivania del custode, che per darsi la forza necessaria all’urlo, sgambetta isterico usando le sue stesse gambe come maggiorazione della potenza vocale.

Di fronte la stampa l’incompetenza del critico d’arte, attribuisce l’affresco ad un pittore minore, ed è qui che esplode qualcosa di inaspettato nella trama. In questo bellissimo quadro vivente dove si incontrano tutti i volti dell’Italia contemporanea dal politico, al popolano, dal critico, al portiere, scoppia un complotto esilarante, un balsamo ricostituente tra i fantasmi, che vedono sfumare l’unica possibilità di rimanere nella loro prestigiosa dimora dell’eterno vivere. Decidono di usare la “tacnica del garage” appresa durante la tentata corruzione iniziale degli speculatori, per ottenere i permessi nella demolizione del palazzo in modo da costruire un supermarket. Ecco dunque che gli stessi, usando la somma di denaro consegnata come anticipo all’erede, riescono a corrompere il critico ad assegnare l’affresco al nome di Michelangelo Merisi. Costerà cara sorte, questa insana scelta del critico, che si dovrà confrontare con l’ira vendicativa di Giò-bat, soprannome adolescenziale pensato dalla bella Flora (Sandra Milo) per Giovan Battista.

 

Urla,risate,pianti, vortice di emozioni e regia impeccabile per questo film inaspettato e nuovo.

Da questo punto in poi, tutto è pacato, si torna alla normalità, quando Federico nel giro di poche ore, si affeziona anche lui a quello strano e forte palazzo di famiglia. Non a caso sarà proprio questo il momento in cui Eduardo si manifesterà come spirito, ancora là a capire cosa ci fosse di rotto nello scaldabagno.

Ferdinando, principe erede, prenderà le stesse abitudini di suo zio, va negli stessi luoghi suggeriti dagli spiriti, fino ad entrare nella medesima trattoria, la trattoria dove non vi è solo cibo, ma amore, amicizia per una Roma così lontana da oggi che si può solo rimpiangere.

Qui entra, cosi come vi entrò in epoche migliori, Regina (Lilla Brignone) un tempo bella e corteggiata da tutti, ora folle per amore infranto, che dichiara:

“solo uno se salvava e ‘mo che nemmeno lui c’è più, nun me posso fidà”

Nostalgica la scena ricorda quando Don Annibale detto Er sor principe, voleva gustare una pietanza in quel suo luogo incantato e puro, indeciso ordinò un minestrone poi con il suggerimento del frate (Tino Buazzelli) ordinò quella che sarebbe divenuta la sua ultima cena, spezzatino con i peperoni, regalando una forte gioia al cuoco (Enzo Maggio) a tal punto che lui stesso uscì dalla cucina esordendo:

-Spezzatino co i peperoni, solo i principi me capiscono!-

 

Paese di produzione  Italia

Anno                               1961

Durata                            100 min

Colore                            colore

Audio                              sonoro

Genere                          commedia

Regia                               Antonio Pietrangeli

Soggetto                        Ruggero Maccari, Antonio Pietrangeli


Produttore                   Franco Cristaldi

Casa di produzione   Galatea Film, Lux Film, Vides Cinematografica

Fotografia                     Giuseppe Rotunno

Montaggio                    Eraldo Da Roma

Effetti speciali            Franco Corridoni

Musiche                        Nino Rota

Scenografia                  Mario Chiari, Vincenzo Del Prato


Marcello Mastroianni: Reginaldo/Federico di Roviano/Gino

Sandra Milo: Donna Flora

Claudio Gora: Ing. Telladi

Eduardo De Filippo Don Annibale, Principe di Roviano

Tino Buazzelli Padre Bartolomeo


Vittorio Gassman: Giovanni Battista Villari detto il Caparra

Franca Marzi: Nella

Belinda Lee: Eileen

Ida Galli: Carla

Claudio Catania: Poldino

Michele Riccardini: Antonio, sarto e portiere

Enzo Cerusico: Ammiratore


Luciana Gilli: Ragazza al parco (con il nome Gloria Gilli)

Enzo Maggio: Fricandò

              Antonella Della Porta: Suora


 

Giuseppe Rinaldi: Padre Bartolomeo


       Rosetta Calavetta: Eileen